I nostri Avi nel “triangolo” feudale

...Nel 1050 dilaga il sistema Feudale, e la nostra gente viene sottomessa da feudatari sempre più esigenti e duri. Sorgono ovunque dogane e castelli, quelli che oggi vengono restaurati dalla Provincia e utilizzati a scopo turistico da molti comuni trentini.
Nel 1805 arrivò Napoleone Bonaparte e fu dominio dei francesi.
Napoleone, si trovò ad aver a che fare con i mille vincoli del sistema feudale e con le infinite pretese di quella nobiltà. Imbavagliato in tante maniere, decise di liberarsi da tutto imponendo la sua volontà dichiarando decaduta la casta nobile imperiale e papale, ma anche tante abitudini, e regolamenti (Carte di Regola) dei nostri Avi.
Questo un breve riassunto storico, ma ora ritorniamo a noi per raccontare come vissero a quel tempo i nostri avi qui a Preghena.

Il Trentino, diventò Feudo (germanico) retto dal Principe Vescovo di Trento e dai Conti del Tirolo, i quali, nominarono diversi loro aiutanti elevandoli a nobili detti Gentili ma anche Rurali. I primi due vivevano a castello, gli altri in paese fra le case. Nel Mezzalone ecco sorgere Castel d’Alta Guarda e Castel Zoccolo.

A Preghena, si vedono ancora oggi portoni alti e decorati e tracce di mura di residenze di nobili rurali.
Il Principe Vescovo era un prelato strano, che si comportava ne più ne meno come la nobiltà laica, sfruttava la gente, viveva a palazzo e teneva famiglia. Se quei vescovi erano buoni religiosi, non erano davvero buoni militari, e se erano dei bravi condottieri, non potevano certo essere dei buoni preti. Bisogna però ricordare che il “Buon Prete” fu forgiato tanti anni più tardi, quando si tenne il Concilio Ecumenico di Trento (1545–1563) e questo impose al clero la via del Seminario .
I nobili Gentili erano i più temuti dalla gente, perché abitavano in paese e conoscevano bene il malumore dei loro compaesani e lo andavano a riferire al loro Signorotto protettore. Don Conter, il parroco di Livo, ricorda che a Preghena vivevano 14 famiglie gentili e le raggruppa così: 6 famiglie a cognome Sandri, 3 famiglie Del Ritz e 5 famiglie Dalla Torre.

Nel 1787 si trovavano nelle valli di Non e Sole 42 paesi gestiti da 200 casati nobili gentili residenti. Il padre francescano G.G. Tovazzi (1789) copiò l'elenco dei nobili gentili del Mezalon e in esso figurano i seguenti cognomi: Alessandri, Aliprandini, Betta, Blasii, Longi, Sandri, Stanchina, Zorzi.
Nel 1400, nelle valli trentine ci furono diverse ribellioni ma non ci fu mai una vera rivolta. Il popolo aveva paura le strade erano controllate da dogane e punti obbligati di passo, non c’erano mezzi di collegamento ed era difficilissimo riunire una certa massa di persone senza destare sospetto e conservando il segreto. I castellani invece, avevano sul popolo buon gioco in quanto armati, sempre vigili e soprattutto allenati alla guerra continua. Vivevano riparati da castelli strategicamente posizionati, e in continuo collegamento tra loro. Comunicavano tramite specchi e fumi di giorno e con luci e tamburi la notte. Avevano i corrieri postali a cavallo ma anche colombi viaggiatori ammaestrati in quel servizio. In caso di pericolo, erano tra loro solidali e accorrevano a dar man forte al Nobile che ne avesse bisogno, e lo facevano in tempi brevissimi!
La gente però, dopo tanti tentativi sbagliati e finiti male, capì che insieme si può... ed impararono ad attaccare più castelli contemporaneamente. Per i castellani fu davvero un brutto momento, un duro colpo da incassare, e, se non avessero avuto le vie segrete di fuga sarebbero finiti male...
Stretti come pecore in un “triangolo” di potere costituito dalla nobiltà, i nostri Avi, vissero osservati e sfruttati come animali, e, come se non bastasse, anche traditi dagli stessi compaesani, i cosiddetti nobili rurali.
Monsignor Negri, Decano di Cles, in “Vita religiosa a Cles” scrive:

       I nostri  Avi non ebbero modo di  esprimersi, d’essere creativi, come  lo erano sempre stati in passato e come seppero ampiamente dimostrare dopo il giogo feudale.

Dati abbastanza attendibili sulla popolazione del Mezalon indicano che nel 1852 Livo aveva 700 abitanti distribuiti in 85 case, Preghena contava 735 abitanti in 118 case. La vita media, a causa di moli motivi, (guerre, privazioni, pestilenze, incidenti, miseria endemica e morti bianche) era ridotta a 35–40 anni! Pochi se la cavavano andando oltre e quelli morivano in tarda età, anche oltre i cento anni! In una situazione così anomala, quale era il comportamento della gioventù, delle donne, degli anziani e dei capi famiglia?

ATTEGGIAMENTO CURIOSO:

Veder scendere da castello il colorito e spettacolare corteo dei nobili scortati da armigeri in alta uniforme, tirati a lucido nella persona, nelle armature e nei cavalli, vedere quei paggi piumati che di solito precedevano la signorile figura del castellano a braccetto con la castellana di turno, osservare i coloratissimi vestiti fruscianti di sete finissime delle ragazze, dirette alla celebrazione della Santa messa in Baselga. non era davvero cosa da  tutti i giorni! Quei cavalli arabi lucidati, focosi e veloci come il vento, bardati anche loro da coloratissimi drappi, quei cavalieri dall'atteggiamento fiero, indubbiamente facevano la differenza. La differenza tra nera miseria e ostentato sfarzo era davvero notevole, e, purtroppo, faceva spettacolo. L’assistere alla S. Messa nei giorni festivi più importanti dell'anno costituiva “cerimonia” solenne come nel giorno di Pasqua, Natale e nella santa ricorrenza della Patrona Maria Assunta. Baselga di Bresimo era asservita al potere castellano e ne era orgogliosa, tanto che ci furono delle diatribe con la vicina frazione di Fontana. Quest'ultima odiava i castellani d'Alta Guarda e non disdegnava di farlo sapere. Baselga invece lavorava parecchio per la nobile famiglia guadagnandosi da vivere nelle arti e mestieri ma anche come domestici e fornitori di viveri freschi, godendo di larga riconoscenza. Nel corteo che scendeva da castello, anche se per ultimi, c’erano i nobili rurali, che in quelle occasioni raggiungevano di buon'ora il maniero, omaggiavano il signorotto loro superiore, e poi scendevano con lui a messa. Scendevano a cavallo dei loro ben più modesti destrieri e passavano impettiti fra la gente guardando dall'alto al basso i loro compaesani plebei. Le popolane accorrevano curiose, andavano a vedere quella sfilata di alta moda, attratte come farfalle dallo sfolgorio dei colori e dalla bellezza di quegli  uomini, ben lavati, pettinati, sbarbati e profumati, impettiti e superbi, che facevano davvero sbiadire i loro mariti...

L'ATTEGGIAMENTO "SPERANZOSO":

Quando a castello moriva il vecchio feudatario, la gente festeggiava in segreto, tirava un grosso sospiro liberatore, dimenticava per un attimo le offese subite e nel profondo del cuore pensavano: "un de men !" (Uno di meno!). Speravano infatti che il feudatario successore fosse migliore di quello defunto e qualche ingenuo lo credeva davvero, ma la gioia durava poco. Spesso il nuovo padrone risultava più esigente e meno tollerante di quello morto.


L’ATTEGGIAMENTO  SPORTIVO... :        

Quando i soldati scendevano da castello armati di tutto punto, spavaldi e nervosi a causa dell’imminente duello, la plebe intuiva e quatta quatta seguiva gli uomini armati d'Altaguarda che passavano per i paesi di Baselga, Preghena, Livo e Varollo, per andare a duellare oltre. Talvolta verso Castel Zoccolo, o la residenza fortificata a Rumo a Placeri; altre volte per la Valletta dei Molini, verso Cis, o per arrivare alle "Cappelle" a dar man forte al signorotto di Castel Caldes. La  gioventù, nonostante i divieti paterni, partiva al seguito come fanno oggi gli sportivi al seguito della squadra del cuore.
Agli inizi del 14° secolo, non era nemmeno tanto pericoloso, perché gli armati non disponevano di armi da fuoco, quindi, il pericolo di essere coinvolti era relativo. Si guerreggiava a cavallo, a terra se disarcionati, si lottava a colpi di mazza, spada, bastoni e lance acuminate. Le cariche al castello e le fughe precipitose si susseguivano in maniera alterna, lo “spettacolo” poteva durare ore ed ore. Grida di incitamento del comandante, il nitrire dei cavalli esasperati, il cozzare di ferri nella tensione, le urla dei feriti a morte, i tonfi d'ariete al portone del maniero, erano la colonna sonora di quel medievale spettacolo, da vedere gratis. La sera, i giovanotti raccontavano l'avventura, ognuno in maniera diversa, ognuno come l'aveva vista sul campo e le ragazzine ascoltavano imbambolate. I nonni ascoltavano e brontolavano, esortando i nipoti a desistere da quelle spavalderie, perché, prima o poi, l’avrebbero pagata cara!
Raccomandazioni inutili, perché i giovani di allora erano eguali a quelli di oggi, smaniosi di provare emozioni forti, disobbedire per il solo gusto di disobbedire e fare nuove esperienze. 

L'ATTEGGIAMENTO INDIFFERENTE:

Data la tristezza di quei tempi, gli anziani detestavano i castellani e meno si parlava di loro, meglio era. Se proprio capitava di incontrarli, abbassavano la testa, e si levavano con disprezzo il cappello. Era un obbligo feudale il farlo, ma proseguivano sulla loro strada simulando indifferenza. Frustrati, non potendo migliorare la situazione si chiudevano volentieri in casa o si appartavano nei campi a lavorare per non morire d’angoscia.