El

(arrotino)
E' anch’esso un personaggio scomparso da tempo, diventando un artigiano con la propria bottega. Il vecchio moleta era un viaggiatore solitario, conosceva strade e sentieri delle nostre campagne, e le percorreva spingendo la sua mola a mano. Poverissimo, viaggiava per bisogno, qualche mese l’anno, e celebri furono i moleta della Val Rendena, i quali, partivano da Pinzolo (TN) arrivando anche a Roma e Innsbruck. Superavano i tratti ripidi muovendosi a gruppetti per "predellarsi” (uno spingeva ed un altro tirava la mola) nei tratti stradali più duri.

A Cles (in Val di Non), lavora un moleta moderno, ma suo padre ottantenne fu un moleta vecchio stile. Andai a intervistarlo parlammo di mole e del suo mestiere antico. Alla domanda se avesse ancora la sua mola, egli si illuminò in volto, s’alzò lentamente in piedi e mi disse: “Vieni a  vederla”. In soffitta, dentro ad una luminosa stanza vuota teneva ancora la sua vecchia mola!
Non l'aveva venduta, smontata o prestata; l'aveva riposta lassù al sicuro,  funzionante, pronta a partire con lui sull’onda dei ricordi tutte le volte che l’avesse voluto. L’osservavo avvicinarsi all'attrezzo, lo toccò sulla grande ruota, accarezzò la mola, mi fece vedere come la si imbraccia per camminare in strada, come la si spinge, e come la si mette in assetto di lavoro appena arrivati sulla piazza del paese. Egli mi vide interessato, si commosse, perché aveva finalmente un uditore attento ai suoi sentimenti e furtivo si asciugò una lacrima. Si chiamava Reversi Faustino (1921-1994).

La mola è una attrezzo pesante, costruito in legno con parti in ferro battuto, in cima ha una pietra rotante detta la mola. La grande ruota a raggi ha due funzioni: trasporto su strada, e moltiplicatore di giri alla mola. Per spingerla da un paese all'altro va imbracciata alla maniera di una carriola, in perfetto equilibrio sull’unica ruota che possiede anche se pesa settanta chili. Arrivato in paese, el moleta si piazzava sempre al solito posto, aveva una specie di calendario, sempre negli stessi giorni del mese. Sistemata la mola, serviva i clienti in attesa e poi s’incamminava a piedi per le viuzze gridando el moletaaa… Di solito, venivano affidati alle sue mani esperte coltelli particolari, delicate forbici , rasoi da barba, e difficilmente attrezzi da taglio grossolani che venivano arrotati in casa. E' interessante ricordare il sistema di identificazione che il moleta aveva per riconoscere gli attrezzi da taglio raccolti in paese e non sbagliare la riconsegna. Ogni pezzo, spesso uguale ad altri per il fatto di essere stati acquistati al mercato locale,  venivano infilati in sequenza dentro ad un grande anello apribile. Finita la raccolta ritornava alla mola, e si predisponeva al lavoro. Apriva il grande mazzo di attrezzi, e affilava l’ultimo pezzo raccolto, e poi lo rimetteva in un altro anello uguale al primo senza mai sbagliare l’ordine di entrata. Finito di arrotare tutti i pezzi, raccolti, lui sapeva che il primo era quello della prima baita visitata, il secondo quello della seconda famiglie e via fino all'ultima casa dove il secondo anello doveva risultare vuoto! Le donne proprietarie riconoscevano le proprie forbici e questo aiutava il moleta a non sbagliarsi quasi mai.
Diversamente da altri artigiani ambulanti totalmente dimenticati, il moleta è ricordato da una canzone popolare e addirittura gli hanno eretto un monumento a Pinzolo (TN), patria di molti bravi moleta migranti. La canzone invece lo ricorda  così:

                               Son partì da lontan ,  con la me mola en man,
                               Giro la mola n'presa, per guadagnarme 'l pan.
                               E sin e son la mola, e sin e son e san,
                               E l'arte del moleta, l'è 'n bon mister en man....