Da noi lo era el Tisler, un nome derivato dal tedesco tirolese che significa falegname. A differenza di altri artigiani, el marangon non lavorava porta a porta, ma teneva bottega sotto casa. Lo si ricorda da secoli, lo era S. Giuseppe, ma anche Geppetto, il costruttore di Pinocchio e lo ricorda una canzone …
...Par...che, inveze d'andar
a la benedizion,
l' è nada a Porta Genova
a balar coi "Marangon" ...
La bottega dei marangon più celebri fu meta di gente ricca, che con il "passa parola" veniva informata della sua bravura. Ecco perché in molte case abbienti ci sono ancora i suoi capolavori, mobili curatissimi, in ogni stile, che fanno invidia a molti e che valgono molto!.. L’antico marangon aveva tre specializzazioni:
el mobiliér orientato alla produzione di mobili,
el ròdàr attrezzato per costruire carri, e ruote,
el pìntér abile a costruire botti, secchi e stari.
El mobilier, era l’artigiano eccelso, costruiva mobili pregiati : l'armar de lustrofin , la francesina coi pèi auti , el ciassabanc con le manete lustre , el baùl de la sposa, e le spegere da femme ambiziose… I rustici mobili di casa erano invece opera del marangon di famiglia, un “fai da te” più volte ricordato. Il marangon mobiliere aveva doti particolari di pazienza e meticolosità nel curare i particolari, e addirittura si costruiva da solo gli speciali attrezzi oggi conservati nei musei della civiltà contadina.
El ròdar , costruiva ruote e carri, ne riparava di rotti e in paese era utilissimo.
El pinter, costruiva botti, mastelli e secchi e si occupava anche di misuratori di liquidi e granaglie. Imparavano l’arte andando a bottega da ragazzi, facendo il garzone per anni fino a mettersi finalmente in proprio. A Trento operava anche la scuola artigianale detta degli "Artigianelli" e alcuni di Preghena impararono l’arte proprio là. Di Preghena ricordo:
Marino Daprà (1915-1972), mobiliere, che lavorò dapprima in casa paterna e poi in bottega propria fino al 1956, quando emigrante in cerca di miglior fortuna raggiunse il Michigan (Stati uniti d’America). Aveva imparato agli Artigianelli, e morì in America. Adriano Alessandri (1914-2006), lavorò da ròdàr e da pìnter. Livio Alessandri (1913-1998), imparò il mestiere frequentando la bottega dei fratelli Romano e Adriano Vender, detti i Pèpi. I fratelli Vender, Romano che lavorava da ròdar e suo fratello Adriano da marangon entrambi allievi agli Artigianelli con bottega propria, dove negli anni quaranta, installarono una segheria elettrica. Tra i loro lavori, ci furono i banchi da preghiera, oggi nella Chiesa di Preghena. Gli ultimi sono stati Eccher Giuseppe (1911-2001) con bottega nel paese, e poi a casa del figlio Aldo. Silvano Alessandri, alternò piccoli lavori di falegnameria sotto casa al lavoro in campagna, e fu operaio apprezzato in una falegnameria industriale di Caldes.
Oggi il marangon tuttofare è sparito, cancellato dall'industria specializzata, ma anche dalla burocrazia statale e provinciale che lo oberò di tasse e divieti.