LA SCUOLA. Fino al 1950

...Fino al 1850, la scolarizzazione tirolese non raggiungeva il 5% e quindi il 95 % delle persone era praticamente analfabeta.
In gergo noneso, chi aveva studiato, si diceva "lezù" o che sapeva “far di conto". Quest'ultimo significava conoscere le quattro operazioni matematiche di base: somma, sottrazione, moltiplicazione e divisione. Non erano analfabeti in senso spregiativo, avevano una cultura diversa, persone molto abili soprattutto sul piano operativo sapevano infatti svolgeretante attività, ma non sapevano però leggere e scrivere.
Alla fine dell'800, la risorsa "cultura" iniziò ad essere necessaria. Il governo Austro Ungarico, conosceva il grave problema e Maria Teresa d’Austria il 6 gennaio 1774 rese la scolarizzazione obbligatoria per tutti. L’anno dopo, nel Trentino (austriaco) era già operativa la scuola elementare obbligatoria fino a 15 anni dopo di questai si era pronti per affrontare il mondo del lavoro. Inizialmente l'abituarsi a tale obbligo fu molto difficile, le aule erano largamente disertate, tanto che lo Stato dovette intervenire controllando le affluenze con i gendarmi (carabinieri). Fino a quel momento era normale  imparare dal padre, o frequentare una bottega artigiana per apprenderne il mestiere. Le scuole già esistenti fin dai tempi greci e romani, erano frequentate solo della classe abbiente, da nobili e religiosi, i quali non avevano bisogno di lavorare per vivere.
In Val di Non si attivò Carlo Antonio Martini nato a Revò (1728-1800), letterato, poeta e collaboratore di Maria Teresa. A Cles, già si insegnava a leggere e scrivere nel 1300, ma il primo edificio scolastico per tutti fu costruito solo nel 1778 e sorgeva a fianco del palazzo assessorile. Fu demolito dai fascisti nel 1927. Le difficoltà della nuova scuola pubblica furono tante: mancavano aule, insegnanti, attrezzature didattiche ed i maestri dovevano essere  pagati dal Comune. Monsignor Negri ricorda che fu proposto alla comunità clesiana di tresferire le rendite destinate alla chiesa di S. Valentino, al sostentamento di un maestro elementare. In seguito ci furono per la scuola altri lasciti testamentari e nel 1802 un certo R.D. Vincenzo Maccani lasciò alla scuola femminile di Cles tutto il patrimonio personale con l’obbligo specifico di:

insegnare alle fanciulle l'arte della lettura, del far calze e del cucire, e alla fine di ogni giorno, prima del ritorno a casa, recitare un De profundis per il benefattore.

I maestri elementari erano pochi e si tovviò al problema incaricando il prete, il quale, faceva lezione in chiesa o in canonica. Don L. Conter, nato a Livo il 19 dicembre 1851 diventato prete nel 1875, ricorda che bisognava sollecitare i genitori degli alunni, redarguirli dal  pulpito della chiesa, spronarli in vari modi, affinché mandassero i ragazzi a scuola tutto l'anno e non solo d'inverno, quando in campagna non c'era lavoro! Lo scrisse anche Don Depeder, di Bresimo, il quale spiega che le materie di insegnamento erano quattro: catechismo, lettura, scrittura e matematica. Per  motivare i bambini, si era soliti fare in Chiesa delle piccole premiazioni, cerimonie pubbliche che avevano il sapore di "sacro". L’alunno meritevole veniva pubblicamente lodato e premiato con appositi diplomi di merito. In un libro di lettura del tempo si legge:

L' Istruzione:

Chi non sà leggere e scrivere, è un sordomuto e cieco
E' sordo, perché non può comprendere a modo i pensieri
altrui, e tutto ciò che intorno ad esso avviene è
per lui come un mistero .
E' muto, perché non sà esprimere convenientemente i
propri pensieri. Infine ,
E' cieco, dovendo ne' suoi interessi lasciarsi condurre
qua e colà, a posta d'altri. In poche parole :
l' analfabeto è lo schiavo di tutti; che tutti ne sanno
gli interessi, ed egli solo li ignora .

L’avvio dell'istruzione nelle scuole elementare e media fu reso difficile da diversi fattori: maestri poco considerati, librai senza clienti, alunni in campagna a lavorare, tipografie costrette a stampare dell’altro e l’andare a scuola diveniva così un un fatto privato. Nel Rinascimento, cessato l'effetto barbarico, fiorirono le arti e mestieri, di conseguenza aumentarono anche i commerci, portando la popolazione a raggiungere un certo benessere, il quale, si riversò anche sull'istruzione, la quale in quei periodi subì profonde variazioni diventando  di due ordini:

Scuola della parola: lettere, storia, filosofia, teologia ecc... (liceo classico).

Scuola delle cose: matematica, geografia, scienze, arti e mestieri (liceo scientifico).

A Cles, nel 1827, risultavano iscritti alla scuola elementare 180 fanciulli divisi in tre sezioni da otto classi, e 158 fanciulle divise in due sezioni da otto classi. Dall'annuario delle scuole popolari del Tirolo edito ad Innsbruck nel 1908, si rileva che in Val di Non e Sole esistevano 98 scuole con 10.003 scolari dell'obbligo, e 197 maestri con una media di 51 allievi per insegnante. La gestione della scuola costava 140.000 Corone austriache l'anno e la spesa veniva divisa: il 30% era competenza del Comune, il 70% della Provincia.

Bresimo aveva 82 alunni e due maestri, Cis 89 e 2 maestri, Livo 35 con 1,  Preghena 61 con 1, Varollo 55 con 1.
Gli insegnanti maschi erano 59 e maestre 138. Queste non potevano sposarsi, in quanto avevano una importante missione da compiere: istruire.
La scuola non era solo teorica ma venivano tenute lezioni di “pratica”, ed ecco i maestri casari,  sarti, tessili, falegnami, maestri di ricamo ed altri mestieri di grande considerazione popolare. A San Michele l’Austria fondò la scuola Agraria, vennero create le "Cattedre ambulanti", per raggiungere tutti i paesi e tutti i cittadini. Si tenevano lezioni anche la sera, dopo lavoro, spesso in osteria e fu un grande successo! I bambini di Preghena, divisi in otto classi di studio, avevano a disposizione la canonica, e quando gli alunni erano molti si tenevano lezioni anche in stanze di abitazioni private.

L’insegnante, disponeva in classe gli alunni in base all'età e così nel primo banco sedevano quelli di prima classe (6 anni) e negli ultimi quelli di ottava classe (14 anni). Era richiesta molta pazienza e maestria, l’insegnante unico, gestiva direttamente i più piccoli e dava alle altre classi impegni diversi e diversificati, ora per ora,
       alla seconda classe dava da leggere in silenzio un brano di testo
       alla terza classe, un compito scritto in classe da eseguire in silenzio
       alla quarta, imparare a memoria una poesia.
       alla quinta, ...e giù fino all'ottava classe...
L’ora dopo cambiava programma interessando tutta la scolaresca oppure, ancora una volta una sola classe.