E' il terzo livello di sfruttamento del bosco comunale, quello rivolto alla ramaglia secca e le piante arbustive vive e morte del bosco. E’ pratica antichissima che risale probabilmente all’anno mille e che in certa misura si pratica ancora da chi è ritornato a caminetti, stufe ad olle, caldaie miste legna-gasolio e cucine economiche.
Con la "broscia" la comunità cercò e cerca ancora di raggiungere due scopi precisi: soddisfare il bisogno familiare di legna da ardere e “spurgare” intelligentemente il bosco da tutto quello che lo disturba nella sua crescita, ma senza deturparlo. Già, spurgare il terreno, cioè ”bruscar” e da questo derivò per distorsione il termine ”broscia” cioè levare le ”bruscole”, (le minuscole parti di legno) utilizzabili.
L'operazione "broscia" ha il suo rituale, regolato da tradizione e dalla Carta di Regola. La quota base spettante ad ogni famiglia richiedente è calcolata a "bròzzi", in altre parole, la quantità di legna trasportabile con l’antico carro, circa 5-6 quintali. Alla maniera dell’”assegnazion”, anche la broscia doveva essere richiesta e simbolicamente pagata alla comunità. Il Regolano, tramite i saltari, la misurava, la contrassegnava con un numero e la poneva a sorteggio sulla piazza della chiesa in un giorno di festa dopo la S.Messa. Finito il periodo delle richieste, il Regolano sapeva il numero dei richiedenti, calcolava la quantità di brozzi necessari e provvedeva all’operazione del sorteggio, dando il via alla raccolta. Ogni richiedente traeva da un sacchetto un numero, come si fa per la tombola, corrispondente al lotto, senza discussioni e variazioni. L'operazione "broscia" vedeva in movimento tutte le famiglie del paese ed ognuna partecipava al gran completo, nonni compresi. Un tempo l'andare a "far la broscia" era occasione d'incontro gioioso e tante famiglie riunite tutte in una precisa località del bosco faceva "colore" e spesso anche festa! I nostri Avi sapevano che il lavorare in compagnia aiutava a lenire la fatica e lo è anche oggi. Nel giorno di broscia, le strade del bosco si riempivano di famiglie attrezzate a dovere. La mattina presto gli adulti partivano da casa, seguiti qualche ora dopo dalla ”masadora” con la famiglia, provvista di viveri per tutta la giornata.
L'attrezzatura manuale dei boscaioli maschi, era costituita da: ”segòn, manara, manaròt, z'àpin, cogni e roncola”, infilata nella "filippa" appesa alla cintura.
A mezzogiorno ci si fermava "a disnar" (a pranzare). Gli anziani potevano anche arricchirla con una breve "pennichella" ristoratrice. Era tradizione accendere il fuoco, fare polenta o riscaldare minestroni portati da casa, il tutto con le dovute precauzioni anti-incendio dettate dalla Regola. Non si pernottava mai sul posto, come invece avveniva per la fienagione.
Anche in occasione della "broscia" c'erano in paese momenti di solidarietà umana e voglio ricordare il caso delle sorelle Fauri Serafina e Irma (classe 1896) dette le "Magente", residenti nella frazione di Bevia del Comune di Bresimo. Correva l'anno 1943, c'era la guerra, e le sorelle Fauri erano rimaste senza i loro uomini, ma la comunità di Bresimo intervenne compatta in loro aiuto. Gratuitamente, una domenica tagliarono, trasportarono e accatastarono in baita la loro "broscia". Ricordo personalmente quelle sorelle e mio cugino Angelo disse che piangevano di commozione e fra i tanti ringraziamenti ripetevano: ”preieren per voi, tutti i dì…” Già, pregheremo per voi il Signore ogni giorno dell'anno!
Questa fraternità popolare un tempo erano norma mentre oggi è molto triste constatare tanta indifferenza dappertutto, anche da noi.
Con lo sviluppo della frutticoltura, anni trenta e quaranta, il legname della broscia ha servito anche nella preparazione di cassette per frutta e patate, un nuovo "fai da te" che i ”mezzaloneri” conoscono molto bene. Infatti, aiutati (1920) dalla presenza in zona della corrente elettrica fornita dallo I.E.P. (Impianto Elettrico di Preghena), essi trascorrevano l’inverno bazzicando giorno e notte con artigianali seghe circolari e le prime ”bindele” (sega a nastro) fatte addirittura in casa! Dopo gli anni ’70 con l'industrializzazione dell’imballaggio per frutta e verdura, il "fai da te" casalingo cessò, sopraffatto da quello industriale più economico e meglio confezionato.