Al pari della chiesa, dell'osteria, e del mercatino settimanale, anche la fontana pubblica di piazza era un centro di attrazione e di aggregazione umana. Erano tempi semplici, senza i moderni svaghi, e l'andare alla fontana costituiva motivo di svago e si conversava. Per i ragazzini , detti i "popi" , era divertimento schizzare acqua sulle lavandaie presenti, e per farlo, i più bricconcelli, utilizzavano " el sèit " una pompetta artigianale magari preparata dal nonno burlone. Per i giovanotti in età d'amore, era interessante andarci per vedere le ragazze loro coetanee, vederle al lavoro su quei sudati lavelli e valutare il loro valore ... La canzone popolare ricorda questo aspetto con la canzone "il fazzolettin d'amore" . La prima strofa recita così:
Dammi, o bello, il tuo fazzolettino, vado alla fonte, lo voglio lavar . Te lo lavo con acqua e sapone, ogni macchietta un bacino d'amor...
Per le ragazze era un ottima occasione per mettersi in mostra ed alla fontana arrivavano ben acconciate perché sapevano di essere viste, valutate e desiderate. Un cavaliere azzurro, su un destriero bianco, poteva sempre arrivare alla fontana ad abbeverare il suo focoso destriero e magari un giorno fare una scelta... Le donne anziane, ormai lavandaie consumate, sposate e con famiglia a carico , avevano eletto a salotto la fontana e lavorando chiacchieravano tra loro, imparavano cose nuove per la cucina e la famiglia, ma soprattutto si sfogavano con le amiche dei tanti soprusi subiti in famiglia, a quei tempi troppo maschilista. Il poeta noneso Fabrizio da Trieste le descrive così:
... la vecla fontana, che chièta scoutava, le vecle femnate, che allegre babava, che chieta spegiava, la storia passada, dei dì bei e bruti, de tutt la contrada...
Gli anziani del paese, sostavano volentieri attorno alla fontana fumando la pipa o masticando tabacco. Seduti su panche o legni accatastati da qualche privato, commentavano i fatti del paese ma giudicavano anche le giovani lavandaie cercando tra esse quella adatta al loro figliolo. Già, il loro figliolo. Bisogna ricordare che a quei tempi non era il ragazzo a scegliersi la sposa, ma il padre "padrone" a decidere chi dovesse venire in famiglia.
Le fontane di Preghena sono quattro, la prima di piazza datata 1754, un tempo a lato della strada, poi spostata al centro della piazza ma conservata tale . Oggi risulta collocata più su, quasi in disparte, posta in nicchia, e assai rimaneggiata. La seconda fontana, è stata anch'essa spostata dalla strada e probabilmente è opera della nobile famiglia De Aliprandini. Non è datata e si trova a fianco della loro residenza al numero civico 90. La data che porta incisa , è quella dell'ultimo rifacimento.
Le ultime due , sono frutto della necessità, in quanto il paese è lungo 800 metri ed era molto faticoso arrivare a piedi in piazza con due secchi attaccati al bilancino detto in gergo "el bagzilon " . Gli anziani soli non potevano farcela e dovevano essere aiutati . Venne indetto un referendum popolare (anni 1910) e si doveva decidere come risolvere il problema. Essendoci a quel tempo della rivalità di stampo medievale tra gli abitanti della zona est del paese e quelli dell'estremità ovest, non si venne a nessuna conclusione. Passarono anni, e nel frattempo, si formarono tre fazioni . C'era chi non voleva altre fontane perché abitava vicino a quelle già esistenti e non voleva sostenere nuove spese pubbliche. C'erano poi gli altri divisi in fazioni opposte e si finiva sempre col un nulla di fatto. Finalmente un anno, si decise di costruire due nuove fontane: una ad est e l'altra ad ovest dell'abitato. Voce di popolo ricorda che quella volta, le due fontane vennero costruite con una colonna sormontata da una grande testa di legno barbuta e capelluta e di notte apparve un cartello con la scritta:
la ve sta ben a voi del no, teste de legn! ( vi sta bene a voi del no, teste di legno! )
Le date riportate sulle fontane , salvo quella di piazza, sono quelle dei successivi rifacimenti e non sono quelle di costruzione, andate perdute, a seguito dell'usanza di datare solo l'ultimo rifacimento.