La fontana medievale.
Sorvolando sulla tecnica di costruzione, che mi porterebbe fuori argomento, si nota che la fontana medievale ricalca quasi sempre la stessa struttura: una colonna erogatrice , un fontanile che accoglie l'acqua della colonna in libera caduta, e una vasca quasi sempre quadrata che accoglie l'acqua in uscita dal fontanile.
La colonna:
detta anche pila, dal vocabolo dialettale noneso pilar o piar (prendere) è sopraelevata al terreno di circa m 1,50 e costituisce la parte finale dell'acquedotto. Porta in cima la canna erogatrice munita di anello di ottone. Questo particolare evitava di venire a contatto con la ruggine della canna quando ci si dissetava direttamente con la bocca. Su appositi sostegni inseriti nel brenz, immediatamente sotto la canna, venivano appoggiati i secchi usati per l'approvvigionamento idrico familiare. Secchi di varia forma e volume ma i più caratteristici sono sempre stati i "ciazzudrei" in rame battuto e stagnato con manico di ferro a base arrotondata. Foto. Quella particolare forma permette alla " ciazza " (mestolo arrotondato che spesso serviva anche da bicchiere) di prelevare fino all'ultima goccia di quel prezioso alimento.
Il fontanile:
detto anche " el brenz " , normalmente capace di tre metri cubi d'acqua aveva due funzioni: la prima quella di supporto per i secchi che venivano posti sotto la canna erogatrice, secondo quella di serbatoio d'acqua per l'abbeveraggio degli animali. Due volte al giorno e con turni prestabiliti dalla Carta di Regola, potevano accedere al brenz tutti gli animali conducibili all'abbeveraggio esistenti in paese. I contadini allevatori di bestiame non potevano servirsene contemporaneamente, in quanto molti animali serrati in grandi mandrie, si agitano e possono risultare pericolosi come i tori di Pamplona. Le mucche "regine" infatti, (quelle un po' toro da arena), ingaggiavano volentieri pericolose battaglie con le concorrenti, creando scompiglio e pericolo per gli astanti. L'addetto alle fontane, nominato ogni anno nel giorno di "Regola" e detto "el fontaner" vigilava che tutte le regole dell'acqua fossero rispettate. Questa vigilanza oggi sembra una stranezza, ma a quei tempi non lo era affatto. Infatti, abitanti poco civili e poco rispettosi degli altri, annegavano nella fontana ratti presi alla tagliola o nel "tramac" (una trappola a tunnel), gattini e cagnolini appena nati, o lavavano frattaglie di animali appena uccisi...
La vasca:
detta anche lavatoio , costituisce la terza ed ultima parte della fontana. E' la struttura più grande , misura di solito metri quattro per quattro e reca al bordo superiore un pianale inclinato detto lavello. Doveva servire alla sola risciacquatura e non ad un lavaggio completo dei tessuti, in quanto veniva utilizzata da tutte le donne del paese e se tutte avessero lavato panni molto sporchi, l'acqua sarebbe stata presto inutilizzabile. Per questo motivo, si faceva a casa il bucato casalingo e solo dopo si poteva accedere alla fontana pubblica per i necessari risciacqui. Anche il lavare alla fontana aveva un suo regolamento e questo serviva ad evitare il sovraffollamento di lavandaie , causa di frequenti liti. La misura dei 4 metri permetteva a due lavandaie poste di fronte di sbattere le lunghe lenzuola e strizzale sopra alla vasca torcendole con forza. Per lenire la fatica del lavoro e i dolori alle mani nei mesi invernali , i " graulini" (geloni), le lavandaie intonavano appositi canti oggi andati perduti.
Le note storiche del tempo (1770) riportano che in piazza a Trento c'erano queste cattive usanze ed il Sindaco dovette pubblicare il seguente proclama:
... uomini indiscreti e petulanti non ardiscano lavare in essa pannilini, trippe, rane, e cose simili, pena una multa di 10 Ragnesi da assegnare : cinque al Comune e cinque ha chi segnala il colpevole...
Altro scherzo crudele era quello di svuotare la fontana di notte e farla trovare la mattina senz' acqua per il bestiame. Bastava levare il tappo posto sul fondo del brenz e della vasca grande , che durante la notte, l'acqua fluisse nel canale di scarico a quel tempo anche irriguo. Già, irriguo, e si irrigava il prato... Il fontaniere aveva quindi il compito di mantenere efficienti le fontane ma anche tutto l'acquedotto adduttore.