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(la raccolta della frutta)
Si trattava della raccolta manuale della frutta (in Val di Non ora, quasi esclusivamente della mela e con tecniche più d'avanguardia).

Il 23 giugno 1838 il Governo Centrale austriaco chiedeva al Capitano di Cles notizie sulla frutticoltura della Valle di Non e pareri personali in fatto di incentivi adatti a svilupparla.
Il Capitano rispose:

…pochissime sono le persone di questo distretto che si dedicano alla coltura degli alberi da frutto; si occupano piuttosto nella coltivazione dei gelsi, la quale si propaga generalmente fuorché nel comune di Proves, dove i gelsi non reggono al rigore del freddo. Le poche persone che si dilettano della gentilizzazione degli alberi da frutto sono nel comune di Revò il signor Rossi. Nel comune di Romallo il signor Don Tommaso Rossi, Nel comune di Cagnò il signor Giuseppe Visintainer. In Preghena il signor Dott. Luigi Aliprandini. In Cles il signor Giuseppe Keller, in Tuenno il signor Giuseppe Arnoldi ed in Flavon il il signor Conte Giuseppe Spaur. Ma anche queste persone si limitano nelle piantagioni di albero da frutto non ad altro fine che pel proprio uso, …

Si è già capito trattarsi di una frutticoltura primitiva, fatta di alberi sparsi in giro per la campagna, molto distanti tra di loro e alti sul terreno otto metri ed più. I primi rami non dovevano disturbare il lavoro a terra, quello della la fienagione, o del campo arato. La frutta, di molte varietà, maturava in tempi diversi e la raccolta seguiva i naturali ritmi, un po’ alla volta, con la dovuta serenità.
Si impiegavano le sole forze della famiglia, e raramente si assumevano operai. Nel caso ci fosse stato bisogno, si ricorreva al baratto di manodopera. Data l’altezza degli alberi, anche le scale a pioli impiegate erano assai lunghe e non era raro il caso di averle in casa da quarantacinque scalini! Gli alberi più alti erano quelli di pere Spadona, Buona Luisa d’Avrances e kaiser.

Giunto il momento, si caricava il carro di cassette, scale, pelaròle (sacco da raccolta) e si partiva alla volta del frutteto. Sul posto i maschi alzavano le scale da raccolta e tutta la famiglia saliva a raccogliere. Finita la raccolta, la famiglia ritornava a casa, e le casse di frutta venivano depositate sull’ara. Fatto questo, si convocava il mediatore di frutta, si valutava la merce, e la si poneva in vendita al miglior offerente. Negli anni di carenza, si realizzavano buoni prezzi e si vendeva facilmente, ma negli anni di abbondanza produttiva, era una tragedia. In questo caso, la frutta maturava oltre gli standard commerciali e il contadino era costretto a svendere…
Spesso accadeva che doveva vinificare pere e mele (produrre sidro), distillare le eccedenze e conservare la grappa ottenuta! Altra frutta finiva nella stalla come mangime ed altra ancora finiva alla discarica sulle strade del bosco, allora permesse. A complicare le cose contribuivano talvolta i mediatori sleali, ma più spesso si trattava di semplice sovrapproduzione. Un deleterio gioco al massacro che provocò la nascita dei consorzi frutta cooperativi e siamo negli anni quaranta.

L’ultimo mediatore di frutta a Preghena fu Mario Maninfior, a Varollo fu Dapoz Saverio oriundo di Cis con magazzino in via della Villa, ed anche Delfino Zanotelli. Un certo Sig. Grasso aveva invece magazzino a Varollo.
Il primo magazzino di Preghena è stato costruito in località “en cima ala vila”, ora abitazione civile. Fu presidente per qualche anno Calovini Giuseppe, detto dei malghesi, e magazziniera Calovini Livia, ma queste strutture furono presto superate dai magazzini frigoriferi e dovettero chiudere in quanto non riuscivano a conservare la frutta a lungo.