Le

(venditrici di oggetti quotidiani)
Donne friulane (UD) robuste e abituate ad ogni pericolo e fatica che, alla maniera degli artigiani girovaghi passavano a piedi di valle in valle , di paese in paese, portando a spalla grosse gerle di vimini ricolme di oggetti in legno leggero ma tanto utili alla famiglia contadina.

Vendevano mestoli, sottopiatti, reggi ferri da calza, palle da rammendo, zoccoli da donna, pestelli, raganelle, ecc... Il tutto tirato a lucido e dipinto con motivi floreali tipici del Friuli. Vestivano il loro costume tradizionale: gonna lunga blu per le ragazze e nera per le spose, calze bianche arabescate e calzari di pezza che le distinguevano dalle altre donne di paese. Un corpetto lavorato con abbellimenti in pizzo al seno e un grande scialle  che vestiva il busto.
Il  loro viaggio durava settimane, fino ad esaurimento degli articoli trasportati e non viaggiavano mai da sole. Mamma Angela, le aiutava sempre e acquistava qualche articolo, anche se non proprio necessario. Mi raccontarono che partivano dal Friuli in gruppi, a piedi e occasionalmente su carri trovati per strada, ai quali chiedevano un passaggio.

Di solito, il gruppetto era composto da persone fra loro  parenti o collaudate amicizie, e le più anziane guidavano il gruppo, regolavano il ritmo del camminare, le soste da fare e sapevano dove pernottare. Venivano alloggiate presso opere pie o presso famiglie loro note, nelle stalle e sui fienili. Nei paesi erano conosciute, erano sempre le stesse, e la gente non potrvs non offrir loro un piatto di minestra o un giaciglio su cui riposare una notte. Poverissime ma orgogliose, arrotondavano l’annata vendendo i manufatti che i loro uomini avevano prodotto d’inverno.