La consuetudine di codificare e regolamentare i comportamenti umani è antichissima, e per tutti i cristiani valga l'esempio dei dieci Comandamenti di Dio. Tre regole principali su una tavola e sette regole complementari sull'altra. Carta di Regola deriva dal latino “regula” e significa guidare diritto.
Per capire l'origine storica di questo documento, bisogna arretrare nel tempo per secoli, quando finita la primaria colonizzazione di valle, i colonizzatori si trovarono chiusi dentro ai loro possedimenti e purtroppo circondati da altri colonizzatori che contendevano loro il passo. Ci furono scontri con gli ultimi arrivati, diatribe continue per diritti di strada, diritti d'acqua, diritti di pascolo, di caccia , di pesca e di raccolta selvatica nel bosco. Al tempo non si scriveva, arte questa appannaggio solo delle caste ricche e nobili, e la gente tramandava a viva voce memorie, patti e regole . Ma si sa, la parola vola, si presta ad essere manipolata, distorta e ricucita a proprio vantaggio. Dai oggi e dai domani, le diatribe erano diffuse, ogni tanto c'era un morto ammazzato, risse a non finire, bracconaggi e via di questo passo. Un giorno, chissà quando, e soprattutto verso il 1200 circa, si pensò finalmente a regolamentare e per scritto, le diverse attività umane. Il primo Statuto della comunità di Livo risale al 1298, la seconda stesura è del 1322, la quarta del 1476, la quinta del 1538, la sesta nel 1568, la settima del 1579, l'ottava del 1604, la nona del 1607, e questa del 1671 che è la decima. Dapprima la Carta di Regola era semplice, ma col tempo si riempì di nuovi capitoli, e siccome non si cancellavano mai quelli superati, si finì con il raggiungere e superare il numero di cento. Quella del Mezzalone ne aveva 85, più qualche Agionta (aggiunta) fatta dopo. A scrivere la Carta di Regola, era sempre uno scrivano, allora abbastanza raro in campagna, e quindi si ricorreva al prete del paese. Il clero, arrivò addirittura a fare concorrenza ai notai e questi intervennero sul vescovo di Trento affinché la sleale concorrenza abbia fine. Già, sleale. Infatti il notaio pretendeva la sua parcella mentre il prete lavorava gratis per le sue pecorelle. Siamo in pieno Medioevo, e quelle carte danno l'impressione di una amministrazione democratica e partecipata, ma di democratico non hanno nulla. Infatti, era sempre la nobiltà e il Principe vescovo a dare il ritocco finale e l'approvazione, se nulla ostava , ai loro diritti dinastici. Strano ma vero, quelle regole non contengono mai capitoli che interessassero l'elevazione culturale della gente, una elevazione sociale da quella stagnante oppressione feudale, ma lunghe file di divieti che interessavano proprio loro, i contadini che le avevano pensate, elaborate e poi fatte scrivere dal prete! Iniziano tutte così:
Si indice oggi la giornata di Regola, in nome di Dio, in ossequio al e rispetto del Principe Vescovo di Trento....
Alla fine, la solita frase: "Salvo approvazione del Principe Vescovo" .
La nobiltà non partecipava a queste conventicole plebee, ma evocava a sé il diritto dell'approvazione e si pagava il "placet" con tanto di tassa di concessione. Molte Carte di Regola, oggi risultano illeggibili a causa dei cattivi inchiostri usati, ma anche andate perdute, consunte dal tempo, dal fuoco, dalle invasioni barbare, e dalle insurrezioni popolari quando la gente imbestialita per le infinite sopraffazioni assaliva i castelli e bruciava le biblioteche piene di pergamene castellane , sapute zeppe di balzelli, diritti e soprusi feudali. Quando attaccavano, non facevano differenza tra carte a loro ostili e carte di Regola... La Carta di Regola di Preghena era del 1309 , ma è andata perduta.