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(fabbricante di candele)
Era l'artigiano che confezionava candele, un tempo unica fonte di luce in casa. L’arte di far candele è antichissima, ma diventò produzione industriale, e quel mestiere casalingo non lo ricorda più nessuno. Le antiche candele non assomigliavano affatto a quelle attuali ne per forma ne per aspetto, si usavano con grande parsimonia.
I nostri Avi, erano abituati a muoversi anche di notte senza accenderle. L’attuale inquinamento luminoso, ha reso meno sensibile l’occhio umano, e di notte non riusciamo più a vedere nulla…

La scoperta di far luce con una torcia, e poi con la candela, fu un'occasione fortuita offerta dalla natura, quando un fulmine incendiava la resina dei pini e dei larici e ardeva notti intere illuminando la zona. Resina vegetale e fibre legnose erano i primi materiali che davano luce. In seguito si usò il grasso, gli olii vegetali e poi anche la cera d’api. Produrre torce e candele fu lavoro del ciandelar.
Quell’artigiano iniziava con lo stendere un cordoncino di cotone o lino tagliato lunghezza desiderata (lo stoppino), lo appendeva ad un supporto e da sotto in su lo immergeva in una fusione di grasso. A ogni immersione, lo stoppino si ingrossava di un anello che lasciato raffreddare era già candelina. Immergerlo più volte non faceva che ingrossare il fusto della candela e portarla alla misura voluta.

Altro sistema era il preparare una sfoglia morbida di grasso e resine su un tavolo da cucina, porre ad un lato lo stoppino e avvolgergli addosso tutta la sfoglia. La storia del ciandelàr si chiude a fine ‘800, quando l'industria chimica iniziò a fabbricare le candele steariche, anche 800 alla volta, dentro ad appositi stami industriali. Erano a base di stearina e paraffina: 70% della prima e 30% della seconda, fu la classica candela stearica, bianca, diritta, perfetta, alta 80 cm. La nuova candela però ebbe vita breve e fu scalzata dall’arrivo della luce elettrica in tutte le case, restando regina solo in ambiente sacro.

Nella tradizione contadina, fu lo stesso la si benedì nel giorno della candelora il due febbraio. Fu cerimonia introdotta dal clero franco germanico e da allora, i cristiani ebbero nelle stanze da letto le candele benedette da usare nei momenti sacri o di grande bisogno spirituale. Nel Medioevo, e fino agli anni quaranta, era d’uso distribuirle ai funerali, un modo per ringraziare chi aveva partecipato. Voce di popolo vorrebbe che qualcuno partecipasse all’unico scopo di ricevere in dono la candela e poi si eclissasse per ritornare al lavoro dei campi…  Per ovviare a questo problema, la distribuzione fu spostata a dopo la cerimonia… al campo Santo.
Sembra che l’abitudine di regalare candele sia stata mantenuta dalla nobiltà allo scopo di attirare fedeli ai loro funerali… altrimenti disertati. Di converso, proprio loro, avevano l’uso di imporre il "candelatico" (tassa) quando scrivevano atti notarili e legali.
Anche al mercato si usava una candelina nelle transazioni d’asta, e l’ultima offerta valida era quella gridata al momento dello spegnimento della candelina.