La Chiesa: Le Campane
Le campane benedette e issate sul maestoso campanile della parrocchiale,
subirono l' onta della guerra e dell'odio etnico,  dove  la forza  del più forte
impone le sue regole creando distruzione e morte.

L'Austria infatti non era più amata dai popoli conquistati e l'unica decisione che seppe prendere fu quella di dichiarare la guerra. E fu la prima guerra mondiale.

Le campane di tutti i paesi austriaci vennero scaraventate dai campanili e dalle torri campanarie, rottamate ignominiosamente e portate in Austria nei forni fusori a fare cannoni. Anche Preghena fu chiamata a dare il suo contributo e, di quattro campane, se ne salvò solo una, la più vecchia, quella storica, che i paesani chiamano la "mezzana" .

L'8 novembre 1916 arriva in parrocchia l'ordine militare di sequestro dei sacri bronzi. L'Austria, ormai in guerra dal 1915, aveva bisogno di bronzo per costruire cannoni! Gli strumenti di fede, di pace e di speranza, dovevano essere sacrificati e trasformati in strumenti di morte “per il bene di tutti ...”

Finita la prima guerra mondiale, il vittorioso governo italiano concordò con la chiesa romana un piano di ricostruzione e di ristrutturazione degli edifici sacri rovinati dalla guerra. Per coordinare le tante necessità venne formato a Treviso un comitato di esperti, i quali, nel 1927, iniziarono a tessere i rapporti con le singole parrocchie, controllare la situazione dei loro danni ed in particolare restituire ad ognuna di esse una quantità di bronzo necessaria alla fusione di nuove campane, più una piccola percentuale di scorta. Preghena aveva consegnato 1.560 kg di “rottami” e venne pagata con due campane: una da 926 kg in tonalità Mi (el ciampanon) e una da 634 kg in tonalità Do (la mezzanella).

Così con queste due nuove campane e con la campana rimasta di tonalità Sol si poteva fare “concerto”. Assieme alle campane vennero consegnati anche due batacchi, uno di kg 45,600 e l'altro di kg 16,200.

La fusione venne eseguita dalla ditta Achille Mazzola di Valduggia (Novara), che preparò per Preghena una terza campana di kg 43,600, chiamata la "trona".

Dal registro dei nati e battezzati nella parrocchia di S. Antonio in Preghena (pag. 153), si legge:

”A perpetua memoria, li 28 giugno 1849, nel cortile del sig. Andrea Aliprandini di qui, vennero fuse le tre attuali campane da un certo Giovanni Cavadini di Verona, ottimo maestro; furono queste collocate nel campanile li 22 luglio dello stesso anno e benedette nello stesso giorno dal Rev.do Parroco di Livo Luigi Vialli.

La maggiore è 141 pesi e 12 libbre, la seconda 74 pesi, la terza 41 pesi e 11 libbre. Quest'ultima si ruppe nel 1 novembre 1857.”

In data 5 giugno 1860 si legge ancora:

“Oggi venne benedetta dal suddetto Rev.do Signor Parroco la terza campana rifusa dal sig. Bartolomeo Chiappani di Trento di libbre viennesi 65 e le venne imposto il nome di Barbara.”

In data 29 dicembre 1868 si legge:

“Vennero benedette le due campane fuse da Pietro Colbacchini di Bassano, del peso cumulativo di ..... dal rev. Sign. Parroco di Livo Don Luigi Vialli, col'intervento di altri quattro sacerdoti: alla maggiore di esse fu imposto il nome di Antonio, alla minore Leonardo.”

Dal registro IV° dei nati e battezzati della parrocchia di S. Antonio in Preghena, a pag. 71, si legge:

“A perpetua memoria, oggi 30 agosto 1903, domenica ultima del mese, dopo i Vespri, avanti alla porta maggiore della chiesa, (quella sul lato sud) è stata solennemente benedetta per delegazione di S.A. Rev.ma Mons. Carlo Valussi vescovo di Trento, dal sottoscritto, con l'assistenza del Sig. Curato locale Don Pietro Luchi, alla presenza del devoto popolo di Preghena, la campana piccola rifusa dal fonditore Carlo Chiappani di Trento, essendosi la vecchia rotta avanti qualche anno. Alla stessa furono imposti i nomi Maria, Battista, Giuseppe, e Barbara ad onore dei quali santi fu dedicata. Alla cerimonia funsero da padrini i Sigg. Battista Preghenella fu Bortolo, Alessandri Giuseppe fu Stefano, Amalia Preghenella fu Bortolo e Barbara Vielmetti fu Francesco.”                                                                                                 In fede:  G. Marini par. delegato vesc. le, Pietro Luchi, curato esposto, Vielmetti Barbara, fu Francesco, Preghenella Battista, Giuseppe Alessandri, Amalia Preghenella.

Dal registro 4° dei nati e battezzati, a pag. 157, si legge:

“A perpetua memoria. Oggi 19 agosto 1928, anno VI° (leggere anno sesto dell' Era fascista), terza domenica del mese, ad ore 15, sulla piazza di Preghena, davanti all'Onorevole Signor Podestà dott. Vittorio De Stanchina, alla presenza del Fascio di Livo (Partito Nazionale Fascista che aveva come simbolo il fascio di verghe con la scure) e di tutto il popolo festante di Preghena, furono solennemente benedette le nuove campane che la Madre Patria (ora si parla dell'Italia) ci ha donate, più belle delle rapinate dall'Austria. Funzionò il Rev. M. Don Francesco Negri, arciprete e Decano di Cles, delegatato da S.A. Rev.ma il P. Vescovo Mons. Celestino Endrici, coll'assistenza di quattro sacerdoti. Alla Campana maggiore furono posti i nomi di Antonio, Anna, Vigilio, Vittorio e Rita. Alla minore Maria Immacolata, Giuseppe, Anna ad onore dei quali Santi furono dedicate e Giovanni. Alla terza i nomi di Adelaide e Nicolò . Funsero da padrini alla campana maggiore il sig. Podestà cav. Vittorio De Stanchina, colla signora Rita De Aliprandini. Alla campana minore Anna Sparapani e Giovanni Alessandri. Alla terza campana, Adelaide e Nicolò Maninfior.

Campane benedette, possa presto risuonare dall'alto del nostro campanile romanico la vostra cara voce, e annunzi nei secoli a venire le glorie di Dio nel nome santo d'Italia!”

Il 5 giugno 1943, ventunesimo anno dell' Era fascista, arrivò in parrocchia una lettera del sottosegretario di Stato per le fabbricazioni di guerra, la quale ordinava al parroco di preparare l'inventario delle proprie campane e di spedire il tutto al Vescovo di Trento. Per la parrocchia di Preghena la preparò l'allora parroco Don Gaetano Sandri e la spedì a Trento in data 16 marzo 1943. L’inventario però parlava di quattro campane. La quinta, la più piccola , denominata la Trona, la tolse dall'elenco e chiese di salvare anche la campana storica, quella mai consegnata, nemmeno nel 1915, e che era stata fusa nel lontano 1860. Il Campanone da kg 1137 e la Mezzanella di kg 345 dovevano bastare per adempiere all'ordine ricevuto.

Per nostra fortuna, Dio volle che la seconda guerra mondiale prendesse altra piega, che l'Asse Roma-Berlino si incrinasse e che i cannoni italiani non servissero più a frenare la preponderanza aerea degli americani e loro alleati.

Fino agli anni sessanta, le cinque campane venivano azionate a mano, ma in seguito, un meccanismo elettromeccanico della ditta Fagan di Quinto Vicentino, ha sostituito la forza fisica con quella elettrica. Fa eccezione la Trona, che resta a movimento manuale. La dotazione campanaria attuale, dispone di cinque note musicali, il re del campanone, il sol bemolle della mezzana, il la della mezzanella, il re della piccola ed il la della Trona. Questo permette, nei giorni di sagra paesana, di fare un semplice carillon detto in gergo locale el ciampanò , che si esprime così:

         - re re  la  la        - re re  sol (mezzana)       - re re la la        - re re  re (campanone)  

LA CAMPANE

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