L’AMORE... gestito dal padre

....Volendo oggi raccontare l’amore in una reale situazione familiare di stampo antico, devo iniziare col fare un esempio dei personaggi in scena:

       Lui  si chiami Antonio, detto Tony
       Lei si chiami Maria
       Il papà di lui  Francesco, detto Franz
       Il papà di lei Pietro, detto Pero

MARIA corteggiata e desiderata dalla gioventù maschile... Avvenente, formosa, “donna da marito" come si usava dire un tempo, la sua sorte era quella di essere “assegnata” ad un uomo e la sua vita cambiava di colpo. Era finito il tempo delle favole, delle bambole e del Cavaliere Azzurro, che la nonna le aveva sempre raccontato. Ora, Maria è un fiore della natura, largamente descritto dalla letteratura, dalla pittura, dalla commedia e dalla musica. Già anche dalla musica popolare:
                                    Varda che passa la Villanella , os-ce  che bela , la fa inamorar!.....

Giacomo Leopardi alza il livello e la vede così:

La donzelletta vien dalla campagna
in sul calar del sole
col suo fascio dell'erba;
e reca in mano
un mazzolin di rose e viole,
onde siccome suole
ornare ella si appresta
diman, al dì di festa,
il petto e il crine.

Per Maria inizia una nuova vita, diventa euforica, cerca il suo Tony, e se lo vede diventa rossa, si emoziona e la gente parla… Il padre Franz lo viene a sapere e per Maria finisce la libertà infantile. E’ complice anche la tradizione paesana, quella del “Trato Marzo” ricordata nei libri di cose antiche, dove si legge... “E’ costume di alcune valli del Trentino, che nella prima sera di Marzo i giovani del paese salgano sul più vicino colle, e acceso un gran fuoco per essere veduti in lontananza dalle amanti loro, levan gridi e canzoni d’allegrezza, accoppiando i nomi delle fanciulle e degli innamorati, con desiderio che si celebrino le nozze.”
Maria si trova ora a vivere il suo fidanzamento in un mare di perplessità ed in una posizione difficile da gestire ed alla quale nessuno l'aveva preparata. A quei tempi infatti, nessuno parlava liberamente di sessualità, non era tradizione, e in Chiesa aveva imparato che per certi atteggiamenti si va a finire dritti all’Inferno… e si diventa madri! Il filosofo Freud, ebbe a scrivere , che la donna di quei tempi aveva tre tipi di barriere:

  1.        Il disgusto della cosa in se stessa
  2.        il pudore insegnato dalla famiglia e dalla chiesa
  3.        etica morale assai severa con la donna.

In casa, salvo rare situazioni, non se ne parlava proprio, e Maria doveva arrangiarsi da sola, brancolando nel buio più completo e sperando che Dio l'aiutasse. Dai coetanei maschi riceveva qualche robusta e sbrigativa informazione, ma non era certo quello che poteva consolarla.
Quante lacrime sono cadute dal ciglio delle ragazze in età d'amore, quanto imbarazzo il dover calibrare, senza avere la necessaria l'esperienza, carezze, baci e quante rinunce!
Paura di Dio, paura di rimanere incinta, paura di essere abbandonata se ci si negava all’innamorato, e gli incontri con Tony diventavano un incubo!
Per ANTONIO, detto "el Tony" la situazione non era certo diversa... Un conto era l'essere innamorato di Maria, e ben altra faccenda, era il poterla avere sua. A quei tempi, incredibile ma vero, Maria era “proprietà” indiscussa di papà Francesco, e solo lui decideva a chi assegnare la mano della figlia. Franz era l'osso duro da affrontare, da convincere, da accontentare, per avere successo. E Tony lo sapeva. Nei piccoli paesi di campagna, i capifamiglia erano conosciuti da tutti, spesso amici, e solidali nell'educazione rigida dei figli.
Se Franz riteneva Tony immaturo la storia d’amore era già finita, molti altri fattori potevano portare alla fine della storia dìamore: Se nella famiglia di Tony ci fossero state in passato dei difetti  genetici, alcolismo, tubercolosi, deboli di cuore, o pazzia i nonni ricordavano e ne tenevano conto.
Poteva succedere che Maria fosse già promessa sposa ad un altro pretendente e che lei non lo sapesse ancora… oppure che papà Franz avesse in astio la famiglia del pretendente Tony a causa di vecchie liti di famiglia non ancora sopite e Toni ne pagava il conto… come è successo a Verona con Giulietta e Romeo.
Poteva succedere che il concedere la mano a Tony , uno di fuori paese, detto "en furest" portasse problemi con i pretendenti locali. A Preghena, il territorio di "pascolo amoroso" dei ragazzi era delimitato dall’acqua del torrente Barnes, quella del Noce e del Pescara. Fuori da quel territorio erano tutti stranieri e l'andare a cercar "morosa" fuori dal proprio territorio costituiva pericolo reale. Anche la Carta di Regola aveva degli articoli in proposito e per regolarizzare la posizione di un forestiero erano previsti appositi cerimoniali di accetto. Fu così che nel 1865, mio bisnonno Michele Calovini, andò a cercar moglie a Castelfondo, e conoscendo le tradizioni locali ci andava di notte, e di nascosto riuscì a rapire la sua amata e a portarla a Preghena!
Poteva succedere che il pretendente cercasse Maria per interesse (economico) e papà Franz doveva dire di no. Una legge Austriaca non concedeva matrimonio a coppie che non fossero in condizioni economiche da poterselo permettere.
Poteva succedere che non sempre fossero solo le figlie ad essere assegnate, ma anche i maschi  "mammoni" o mamme "padrone" che sceglievano per i figli, persone che avrebbero fatto comodo in casa e portato ricchezza.
Per tutti questi motivi ed altri ancora, l’innamorato poteva essere rifiutato e il sogno d'amore di Maria e Tony brutalmente ostacolato. Maria andava a piangere di tristezza in camera sua e talvolta, moriva di "mal d'amore" (anoressia) come la celebrata Dusolina. Toni andava invece a calmare la sua rabbia all’osteria e con gli amici faceva una solenne sbronza…
Alla fine della storia, poteva anche succedere che Franz ritardasse quel fidanzamento, semplicemente perché incapace di rassegnarsi a perdere la sua adorata Maria, il gioiello di famiglia!
Per i genitori, quello è un passo terribile, un momento forte, un giorno che ognuno vive alla sua maniera, ma spesso le lacrime non sono di gioia! Per i genitori, quel matrimonio segna il confine fra la seconda e la terza età e si rimane sbigottiti perché non ci si aveva ancora pensato.
Se la famiglia concedeva la mano…
Dopo il "Sì" paterno, i fidanzati erano virtualmente sposati ma non si potevano liberamente frequentare. Tony poteva incontrare la sua Maria solo nei giorni stabiliti dalla tradizione: il giovedì e la domenica sera. Questo risolveva due problemi. Permetteva a Maria di farsi trovare presentabile e non impegnava continuamente la famiglia complicandone il quotidiano andazzo. Infatti, tutti sapevano per tradizione che Pietro aveva si concesso la mano di Maria, ma solo la mano, e per il resto c’era ancora tempo. Da quel momento Maria veniva controllata a vista, dalla mamma, dalla nonna, dalla zia acida e zitella o dalla sorella maggiore già sposata. Quando arrivava Tony, qualcuno della famiglia montava di “guardia”, la coppia non  era mai sola. Se Tony ritardava la partenza, e la sua visita risultava ingombrante, era la guardia di turno a ricordargli che era giunta l’ora d’andare e che Maria aveva domani una faticosa giornata…La tradizione voleva che Maria arrivasse al matrimonio in castità assoluta, e questo lo pretendeva anche la Chiesa. La situazione era difficile anche per Tony e guai abbandonare Maria senza gravi motivi dimostrabili. In tempi così maschilisti, la colpa era sempre della donna, le malelingue di paese si sarebbero scatenate in tante congetture rovinando la reputazione di Maria e della sua famiglia. Per rinunciare, ci volevano ragioni inconfutabili, riconosciute dalla tradizione, altrimenti erano guai anche per Toni, specie se Maria aveva dei robusti fratelli…

La dote (dotazione):

In gergo noneso si dice la dòta, e nel lonatano passato era costituita da capi di bestiame, attrezzature di casa, scorte alimentari, bauli di vestiario, arredi e vari che il fidanzato doveva portare al padre della fidanza quale controvalore per la figlia ceduta. Un baratto, talvolta lungamente contrattato...
Verso il 1000 dopo Cristo, la tradizione della dota cambiò regole e fu la sposa a portare al marito la sua dote: vestiti, corredo, valori in oro, rendite fondiarie e immobiliari. La suocera di Maria, riceveva la nuora in casa e la trattava come fosse una figlia, ma non sempre. Purtroppo, la storia dell’amore è piena di brutti casi, talvolta Maria rimpiangeva il calore e le usanze di casa sua, ed erano guai... Veniva ripudiata, e si doveva restituire tutta la dote. E la donna ripudiata era mal vista da tutti...

"El tocia-mann":

Quando Pietro e Francesco, genitori della ritenevano giunto il momento del matrimonio, organizzavano la cerimonia del "tociaman"; una procedura ufficiale da farsi davanti al Regolano (Sindaco) e due testimoni. Era la promessa ufficiale di matrimonio, (il matrimonio civile di oggi), e si concludeva con la stretta di mano fra Antonio, Maria e i loro familiari. Era anche il momento di un primo bacio ufficiale alla fidanzata, un casto bacio da dare in pubblico, ma non era ancora il matrimonio. Da questo momento, per la coppia, cadevano alcune barriere, ma la vera intimità, arrivava solo dopo il sacro matrimonio in Chiesa. Quando la nuova sposa arrivava al paese in cui avrebbe abitato, veniva fermata alle porte del borgo e davanti alla comunità paesana riunita doveva sottostare alla cerimonia dell'accetto, e doveva pagare un pegno, assistere alla lettura della Carta di Regola letta dal Regolano (Sindaco) e la stessa procedura toccava allo sposo, se questi era un furest. Nel 1591, un certo Campi oriundo di Mezzana (Val di Sole), pagò l’accetto a Cles con 180 Ragnesi. Lo ricorda l’arciprete Don Giorgio Mazzante, l'allora decano di Cles, che scrive :

...La chiesa parrocchiale riceveva una buona entrata dalle cosiddette “parate” che si facevano agli sposi: cioè quando si celebrava il matrimonio di un abitante di Cles con una sposa forestiera, o viceversa, si sbarrava loro la strada all’entrata o all’uscita del paese, e gli sposi , per risparmiarsi questa funzione molesta, pagavano da 10 a 30 troni alla chiesa, in base alla tassa che veniva loro imposta.
Traccia di quelle usanze e rimasta anche nei matrimoni di oggi, sulla piazza o per le strade di paese ecco quelle scenette e contumelie varie che gli amici degli sposi amano preparare (sbarramenti al corteo nuziale, obblighi da soddisfare quali l’ultima sega, l’ultima scopata, e bambini che tirano la cordicella per avere biscotti e caramelle, vettura nuziale sbarrata da nastri, e tanti barattoli da trainare a ricordo dello sbattimento di padelle del tempo medievale. Già i barattoli... In passato, se gli sposi non adempivano a certi loro obblighi verso la comunità, questa si vendicava andando di notte, e per più sere, a sbattere padelle e a fare fracasso per non lasciarli dormire e fare l’amore in pace. Non si usava consumare il pranzo nuziale in albergo, e tutto si svolgeva alla buona in famiglia. Andare a nozze era una occasione ghiotta per grandi e piccini ma essendo le famiglie numerose, si partecipava con un familiare alla volta e portando un modesto regalo. Si faceva anche a gara perché i regali venivano esposti in camera da letto, sul letto degli sposi e la gente del paese era invitata a vedere! Per non essere criticati dalle malelingue paesane, molti facevano un sacrificio economico per non fare brutta figura.

IL VIAGGIO DI NOZZE:

Ai tempi dei nostri Avi, non era previsto un vero viaggio di nozze. Di solito ci si sposava tra compaesani e tutto finiva con l’andare a casa propria. Talvolta era difficile spostarsi perché i nobili castellani avevano costretto i sudditi dentro piccoli spazi di manovra costituendo passi doganali in ogni punto... Altre volte era pericoloso spostarsi per via di bande armate vaganti e pericolose nei dintorni. Mio padre, classe 1897 raccontava che quando aveva sposato mamma Angela, nata a Bresimo nel 1901 e sposata nel 1928, il suo viaggio di nozze fu la passeggiata a piedi da Fontana Vecchia a Preghena... insomma cinque chilometri di sana passeggiata!